Oggi i Navigli sono soprattutto due alzaie affollate la sera, ma per otto secoli sono stati l'infrastruttura che ha reso possibile Milano. Una città senza mare, senza un grande fiume navigabile e senza pietra da costruzione ha risolto tutti e tre i problemi scavando canali: acqua per irrigare, vie d'acqua per trasportare, energia idraulica per lavorare. Capire questa storia cambia il modo in cui si guarda la Darsena e i due canali che ne escono, e vi consigliamo di percorrerli almeno una volta con questa chiave in testa.
Dal Ticinello al Naviglio Grande
Tutto comincia nel XII secolo con un canale difensivo e irriguo derivato dal Ticino, il Ticinello. I lavori presero avvio nel 1177 e il canale fu progressivamente allargato, approfondito e reso navigabile fino a diventare il Naviglio Grande, completato nel 1272. Quasi cinquanta chilometri che collegano il Ticino a Milano con una pendenza dolcissima, calcolata per permettere alle barche di risalire trainate da riva. È il più antico canale navigabile d'Europa di questa portata, ed è ancora oggi in esercizio come canale irriguo: l'acqua che vedete scorrere sotto i ponti di via Ascanio Sforza e dell'alzaia è la stessa che, poco più a valle, alimenta le risaie della pianura.
L'autostrada del marmo del Duomo
La svolta arriva alla fine del Trecento con il cantiere del Duomo. Per rivestire la cattedrale serviva il marmo rosato delle cave di Candoglia, sul lago Maggiore: il duca mise le cave a disposizione della Fabbrica del Duomo e concesse il trasporto dei materiali in esenzione da pedaggi, dazi e tributi. I blocchi scendevano lungo il lago e il Ticino, entravano nel Naviglio Grande e arrivavano fino alle porte della città. Le barche cariche viaggiavano contrassegnate come materiale della Fabbrica, e quindi esenti da tributi. Nel 1439 la costruzione della conca di Viarenna permise di superare il dislivello e di far arrivare le barche fino al laghetto di Santo Stefano, praticamente ai piedi del cantiere: il marmo veniva scaricato a pochi passi da dove sarebbe stato scolpito.
La Martesana e il problema dei dislivelli
Un secolo dopo Milano guardò a est. Il Naviglio della Martesana fu realizzato intorno agli anni Sessanta del Quattrocento su iniziativa sforzesca, con la direzione dell'ingegnere Bertola da Novate: prendeva acqua dall'Adda e la portava in città dopo una trentina di chilometri. Il problema tecnico ricorrente era sempre lo stesso: come far superare a una barca un salto di quota. La risposta erano le conche, bacini chiusi da due porte in cui la barca entra, viene isolata e poi sollevata o abbassata riempiendo o svuotando la vasca. Ogni conca in più significava un tratto di canale in più reso navigabile, e quindi merci che arrivavano più lontano.
Leonardo e le porte vinciane
È in questo contesto che entra in scena Leonardo da Vinci. Negli anni milanesi al servizio di Ludovico il Moro si occupò a lungo di acque, e alla fine del Quattrocento intervenne sulla conca dell'Incoronata, nota anche come conca delle Gabelle, dove il Naviglio della Martesana si raccordava con la cerchia interna. Il contributo che gli viene riconosciuto è il perfezionamento delle porte a due battenti che si chiudono formando un angolo verso monte: la spinta dell'acqua le serra da sola, con una tenuta molto migliore delle porte piatte usate fino ad allora. Quel sistema, passato alla storia come porte vinciane, è stato poi adottato sui canali di tutto il mondo ed è ancora lo standard. Studi e disegni sul tema si trovano nei fogli del Codice Atlantico. Il manufatto sopravvive in via San Marco ed è uno dei pochissimi tratti della Martesana ancora visibili dentro la città.
Quando i Navigli sparirono sotto l'asfalto
La cerchia interna, la cosiddetta Fossa Interna che circondava il centro, fu coperta tra il 1929 e il 1930, con lavori proseguiti negli anni successivi. Le motivazioni furono igieniche e viabilistiche: l'acqua stagnante era considerata un problema sanitario e la città aveva bisogno di strade per le automobili. Al posto del canale nacque l'anello che ancora oggi i milanesi chiamano Cerchia dei Navigli, e nello stesso periodo fu interrato il laghetto di San Marco. Milano perse in pochi mesi il suo paesaggio d'acqua: restano i nomi delle vie, qualche ponte inglobato negli edifici e le fotografie storiche, che vale la pena cercare prima di una passeggiata.
La Darsena ritrovata
La Darsena, il bacino in cui confluiscono Naviglio Grande e Naviglio Pavese, è stata per secoli il porto di Milano e per decenni una zona degradata e semiabbandonata. La riqualificazione completata in occasione di Expo 2015 le ha restituito lo specchio d'acqua, le sponde percorribili e un ruolo urbano: oggi è di nuovo un luogo di passaggio e di sosta, punto di partenza naturale per risalire l'alzaia del Naviglio Grande verso sud-ovest. Da La Musa di Dante la raggiungete in pochi minuti di metropolitana e un breve tratto a piedi; se avete tempo, proseguite lungo il canale oltre l'ultimo ponte illuminato: bastano venti minuti di cammino per lasciarsi alle spalle la folla e ritrovare il canale com'era, tra case di ringhiera e vecchie darsene private.
I Navigli a pochi minuti da La Musa di Dante
Dal nostro appartamento in zona Porta Romana la Darsena si raggiunge in pochi minuti di metropolitana e una breve passeggiata. Scriveteci per organizzare il vostro soggiorno.