Ci sono monumenti che si capiscono in una fotografia e altri che chiedono di essere girati attorno, guardati da vicino e poi di nuovo da lontano. Il Duomo di Milano appartiene alla seconda categoria: è la chiesa più grande d'Italia dopo San Pietro, ed è soprattutto un cantiere che non ha mai davvero chiuso. Se soggiornate a La Musa di Dante, tra Porta Romana e Viale Umbria, ci arrivate in una manciata di fermate con la linea gialla M3: vale la pena dedicargli una mattinata intera invece dei venti minuti di rito in piazza.
Una fabbrica lunga secoli
Il cantiere si apre nel 1386, per iniziativa dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo e con il sostegno del signore della città, Gian Galeazzo Visconti. La nuova cattedrale prende il posto delle antiche basiliche di Santa Maria Maggiore e Santa Tecla, di cui restano tracce nell'area archeologica sotto la piazza, dove si visitano i resti del battistero di San Giovanni alle Fonti: secondo la tradizione è qui che Sant'Ambrogio battezzò Agostino.
La scelta stilistica è sorprendente per l'Italia del tempo: un gotico d'oltralpe, verticale e traforato, affidato a maestranze che arrivano da mezza Europa. Per governare un'impresa così lunga nasce la Veneranda Fabbrica del Duomo, l'ente che ancora oggi si occupa della manutenzione e del restauro dell'edificio. La facciata, rimasta a lungo incompiuta, verrà conclusa solo in epoca napoleonica: più di quattro secoli dopo la prima pietra.
Il marmo che arriva dal lago
Il colore che rende il Duomo riconoscibile tra mille non è un effetto della luce: è il marmo di Candoglia, estratto da una cava della Val d'Ossola, sopra il Lago Maggiore. Già alla fine del Trecento l'uso di quel marmo fu riservato in esclusiva alla Fabbrica, e la cava rifornisce il cantiere ancora oggi.
Il tragitto dei blocchi è una piccola epopea idraulica: dal lago si scendeva lungo il Ticino, poi si entrava nel Naviglio Grande e si arrivava fino a poca distanza dal cantiere. Il trasporto era esente da dazio perché destinato alla Fabbrica, e i carichi viaggiavano contrassegnati con la sigla che indicava proprio quella destinazione: da lì, si racconta, sarebbe nato il modo di dire milanese per indicare qualcosa che si ottiene senza pagare.
Le guglie e la Madonnina
Vista da vicino, la cattedrale è una selva: oltre centotrenta guglie, migliaia di statue, doccioni, pinnacoli e archi rampanti che nascondono un'ingegneria raffinatissima. Ogni elemento è soggetto all'usura del tempo e dell'aria della città, e per questo viene periodicamente smontato, restaurato o rifatto: capita spesso di trovare una porzione del Duomo dietro i ponteggi, ed è parte della sua natura.
La guglia maggiore, progettata da Francesco Croce, fu portata a termine nella seconda metà del Settecento e supera i centotto metri. In cima, dal 1774, sta la Madonnina: una statua in rame dorato modellata dallo scultore Giuseppe Perego e realizzata dall'orafo Giuseppe Bini, alta poco più di quattro metri. È diventata l'insegna sentimentale della città, al punto che per lunga consuetudine nessun edificio milanese doveva superarla in altezza: quando i grattacieli l'hanno inevitabilmente sorpassata, sulle loro sommità sono state collocate delle copie, così che simbolicamente la Madonnina resti sempre la più alta.
Salire sulle terrazze
La visita alle terrazze è l'esperienza che più di ogni altra cambia il rapporto con l'edificio. Si sale a piedi lungo una scala interna oppure con l'ascensore, e ci si ritrova a camminare sul tetto, in mezzo alle guglie, all'altezza delle statue che dal basso sembravano dettagli minuscoli. Da lassù lo sguardo corre sui tetti del centro e, nelle giornate limpide di vento, fino alla linea delle Alpi. Modalità di accesso, percorsi disponibili e biglietti vanno verificati sui canali ufficiali, perché cambiano a seconda dei lavori in corso.
Il Museo del Duomo e la Galleria accanto
Sotto i portici del Palazzo Reale, a pochi passi dalla cattedrale, si trova il Museo del Duomo. È il complemento naturale della visita: raccoglie sculture, vetrate, arazzi, modelli e disegni che raccontano il cantiere dal Medioevo a oggi, e permette di vedere da vicino, ad altezza d'occhio, opere che sulla facciata sono a decine di metri.
Uscendo, il percorso più naturale è attraversare la piazza verso la Galleria Vittorio Emanuele II, il passaggio coperto in ferro e vetro progettato da Giuseppe Mengoni e inaugurato nella seconda metà dell'Ottocento. La pianta a croce, l'ottagono centrale coperto dalla cupola, i mosaici con gli stemmi delle città italiane ne fanno uno dei manifesti dell'Italia appena unita. Mengoni non fece in tempo a vedere conclusa l'opera: morì cadendo dalle impalcature alla vigilia dell'inaugurazione dell'arco monumentale su piazza Duomo, dieci anni dopo l'apertura della Galleria. Fra il gotico della cattedrale e il ferro della Galleria passano cinque secoli, ma i due edifici si guardano bene: è questo il modo più onesto di capire Milano.
Il Duomo a poche fermate da La Musa di Dante
Da La Musa di Dante, tra Porta Romana e Viale Umbria, la linea gialla M3 e' a settecento metri e porta in centro in pochi minuti. Scriveteci su WhatsApp per informazioni e disponibilita'.